Dio ed il Poker

Qualcuno una volta ha fatto un’affermazione piuttosto perspicace sul fatto che gli atei tendenzialmente non amino bazzicare nelle trincee. Questa affermazione non intendeva tacciare di codardia coloro che credono che la vita sulla terra sia una specie di passo falso. Ma è piuttosto una osservazione a sostegno del fatto che quando si troveranno davanti alla morte, sarà loro di sollievo sapere che il destino che li attende non è quello di rappresentare una prelibatezza per creature che considerano lo scheletro come la più alta delle mode.

Sebbene la morte non sia implicata nella World Series del Poker (a meno che il vostro finanziatore non abbia qualche sgradevole legame familiare con la Sicilia e un modo di festeggiare S.Valentino che non ha niente a che fare con le rose ed i cioccolatini) questo è un luogo adatto anche per coloro che credono in Dio. A quanto pare questa cosa non piace a tutti.

Jeff Simpson del Las Vegas Sun ha di recente scritto un articolo derisorio sulla franchezza con cui Jerry Yang, il nuovo campione dell’evento principale del World Series di Poker, ha espresso la propria fede durante il tavolo finale. Mentre nel mondo non tutti credono nello stesso creatore, è stato piacevole sentire qualcuno ringraziare Dio invece che mormorare qualche imprecazione contro lo stesso (insieme a tutta una serie di altre parolacce) quando la mano non va come si vorrebbe.

La preghiera è stata presente durante tutto il gioco, ed i suoi valori cristiano non sono stati dimenticati quando ha raggiunto l’obiettivo e ha potuto mettere il braccialetto intorno al polso. Più del 10% delle sue vincite vanno ad opere di beneficenza quali ad esempio la Fondazione Make-a-wish, Feed the Children e la Ronald McDonald House. Userà inoltre le sue vincite per sostenere opere missionarie in altri paesi.

Nonostante l’opinione del sig. Simpson, che crede che tutto questo sia negativo per il WSOP, molti altri pensano che ciò sia molto più onorevole di tutte le stupidaggini raccontate da Jamie Gold sul suo campionato e poi l’imbarazzo in cui ha messo tutto in settore con la causa legale che ha tenuto la sua vittoria in sospeso per mesi.